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12/21/2010

Le pillole del dott. Corbellini

                                                                                                             Ai miei studenti molto PAZIENTI



“Se il vostro ideale abitativo  è la casetta con il tetto a falde, il camino che fuma, la porta e due finestre sul fronte, il nanetto in giardino, probabilmente avete sbagliato facoltà”. Docente di lungo corso e ottimo padre di famiglia, il dott. Corbellini (lo conosco bene, è un caro amico con cui abbiamo condiviso numerose esperienze di insegnamento) conosce le insidie della didattica, i vezzi e le contraddizioni degli aspiranti architetti. Ancora giovane e sportivo, non ha dimenticato i turbamenti della fase postpuberale e le ansie da prestazione degli studenti, e per loro confeziona un libretto che si può definire delizioso e che merita anche qualche altro complimento. Per esempio, l’ironia è la strada maestra di un rapporto, tra docenti e studenti, su cui grava la convinzione (che condivido totalmente) che “l’architettura si impara ma non si insegna”, e dove il docente è soprattutto un coach che stimola e sprona. In qualche circostanza, come questa, occorre fare una riflessione in più e, con tutte le cautele del caso, bisogna vestire i panni del saggio, del guru, del maestro che ne ha viste tante e che si permette di alzare il dito e di fare la predica. Oggi sembra vincere l’idea dell’esempio, dell’atto dimostrativo che vale più di ogni discorso ma, come sa chiunque abbia insegnato, questo non solo non è sufficiente ma è anche poco accessibile agli studenti. Se noi rimaniamo affascinati dal neofuturismo di Rem Koolhaas, dalla sapienza sperimentale di Herzog & De Meuron o dal talento di Kazuyo Sejima, spesso gli studenti sono più cauti e freddi di noi, non capiscono o non sono così interessati alle alte vette dello star system che copiano anche con una certa malavoglia (e hanno ragione!). Perciò, i maestri servono, perché servono le parole di chi gli studenti li conosce bene e di chi ha la pazienza di prendersene cura da vicino, nel faticoso universo della progettazione universitaria. 

12/17/2010

Architettura Low Cost / Low Tech

è uscito in due edizioni, italiana e francese, il libro

Architettura Low Cost Low Tech, Sassi editore
Architecture Low Cost Low Tech, Editions Actes Sud


recensioni e informazioni su:
Actes Sud (www.actes-sud.fr/catalogue/resultats?field_ref_coll_nid=3616











progetti di
A12 (Genova Milano)
Adamo Faiden (Buenos Aires)
Alejandro Aravena (Santiago de Chile)
Atelier Tekuto (Tokyo)
David Atkinson (Palo Alto)
Charles Barclay (London)
Davidson Rafailidis (Berlin)
Shuhei Endo (Osaka)
FARE Studio (Roma)
Bostjan GabrijelcicPeter Gabrijelcic (Ljubljana)
Vicente Guallart (Barcelona)
Rabih Hage (London)
Interboro (New York)
Junya Ishigami (Tokyo) 
JPRCR arquitectos (Caracas)
Totan Kuzembaev (Moscow)
Lacaton et Vassal (Paris)
David Mastálka/ A1Architects (Praha)
MOS (New Haven, CT)
Plan B (Medellìn)
Arne Quinze (Bruxelles)
Sanei Hopkins (London)


10/08/2010

Low Cost / Low Tech

15 ottobre 2010, da oggi in libreria


Architettura Low Cost / Low Tech


un libro sull'architettura internazionale alla prova della sostenibilità, della convivialità e della riduzione delle risorse economiche.

1/07/2009

Parchi e fiumi. Il paesaggio naturale del territorio milanese

Milano, 10 dicembre 2008


è in libreria
PARCHI E FIUMI
Il paesaggio naturale del territorio milanese


a cura di
Alessandro Rocca
AIM - Abitare Segesta Cataloghi, RCS, Milano 2008



Un viaggio intorno a Milano alla scoperta di paesaggi antichi e moderni, tutti profondamente contaminati dall'opera dell'uomo, dall'ingegno e dagli sprechi, dall'avidità e dalla generosità, dal lavoro e dall'abbandono.


I parchi fluviali
Milano è città d'acqua. Il suo territorio è compreso tra i parchi del Ticino e dell'Adda, è attraversato da altri fiumi e torrenti più o meno importanti, come il Lambro, il Seveso e l'Olona, ed è solcato dalla rete dei navigli.


Altopiani, brughiere e foreste
Verso nord i paesaggi mutano. Dal limite di Milano nasce il parco delle Groane, che risale la pianura come una sezione attraverso il territorio. A oriente, le colline brianzole offrono panorami bucolici in cui si alternano campi coltivati, boschi e ville patrizie, mentre a ovest i boschi riconquistano le terre coltivate.


Nella città diffusa
Salvataggi, recuperi e memorie d'altri tempi. Nella città diffusa dell'hinterland milanese le piccole realtà dei parchi locali si alternano ai grandi parchi storici, come Monza, e contemporanei, come il parco Nord, in una sequenza di spazi naturali che domani potrebbero formare un sistema continuo, dal Ticino all'Adda. Il luogo emblematico è il bosco di querce di Seveso e Meda, risarcimento al disastro ecologico dell'Icmesa, del lontano 1976.


Il parco agricolo, il sud irriguo
Nella pianura del parco Sud milanese, le oasi rappresentano un patrimonio piccolo, dal punto di vista delle quantità, ma straordinariamente significativo. Le oasi sono radici e ali, reperti artificiali di un passato ancestrale e frammenti preziosi di un futuro umanamente sostenibile.

2/21/2007

Dopo le parole chiave, le lettere chiave

Mi piacciono i libri ma (non chiedetemi perché) non li leggo. L’ultimo, che (non) ho letto, è Ex libris, opera iperrealista dell’architetto Giovanni Corbellini. Il libro è geniale soprattutto perché è un non-libro che chiede, rispettoso della propria (contro) natura, di non essere letto. E io l’ho letto, incoraggiato dalle asciutte schede dell’autore, e ho preferito aggirarmi lungo gli affollati margini e all’ombra dei poscritti traendone a grandi sorsi informazioni fresche, utili memorie e accostamenti inusitati. L’estratto di titoli e autori esala a piene gote dalle pagine (gialle), e fa risuonare per l’aria una congerie di nomi esotici e illustri, di concetti audaci e nuovi, di parole d’ordine allusive e seducenti.
Avevo sottovalutato, prima di questa (non) lettura, il potere immaginifico e radiante che può avere un frammento, anche minimo, della biblioteca universale, e l’energia evocativa dei nomi e dei titoli. Tra le mille suggestioni alcune confermano, e consolidano, i libri che si sono citati con frequenza ossessiva, come lo stupendo e definitivo (titolo) Secolo breve di Hobsbawm (cognome di sonorità rara), mentre altre inseguono corrispondenze vaghe eppure potenti. Per esempio, i fortunati autori che iniziano con H emergono come una casta di privilegiati, come commercianti che hanno a disposizione un’insegna più luminosa: al citato (ineguagliabile) Hobsbawm si aggiunge il famoso Habraken, nome rauco e non dimenticabile, col suo promettente, anche se vagamente altero, The Structure of the Ordinary. Saltiamo poi i classici – l’elenco comprende la coppia d’artisti Klee & Kandinski e l’immenso Franz Kafka, il polveroso Emil Kaufmann, il tormentone Koolhaas e la pur mirabile americana Rosalind Krauss  perché vogliamo giungere in fretta al clou di questa sezione, due test decisivi della sillabazione anglosassone: Kwinter, che per giunta di nome fa Stanford ed è un intellettuale avanguardista, e l’eccezionale Kwon Miwon (cognome e nome in quest’ordine), esotico esemplare di W in rima baciata. Sfiorando il mitico Huizinga, inventore di Homo Ludens, e l’ineguagliato Constant, giungiamo al vertice, molto provvisorio, della piramide olandese, con le sigle giovani e aggressive di MVRDV (giustamente ridimensionati in Mvrdv) e NLarchitects.
I nomi si susseguono a ritmo saltellante e qualche volta lasciano il passo a titoli folgoranti, terreno che vede un certo predominio della narrativa, rappresentata poco ma bene da Infinite Jest (di David Foster Wallace) e da Le correzioni (di Jonathan Franzen). Ci riporta verso l’architettura il miglior titolista di settore, Rem Koolhaas, col suo geniale Small, Medium, Large, Extralarge, abbreviato nell’acronimo tessile S, M, L, XL, e con l’ultima pseudo-rivista “Volume” che, in obbedienza alla natura provocatoria del promotore, propone un derisorio annientamento dell’architettura.
Continuando il viaggio ai margini (del testo), incontriamo altre consumate star dell’intellighenzia del novecento: J.-P. Sartre e gli aristocratici Foucault, Deleuze e Derrida (+ Baudrillard e - Barthes, assente), un Marshall MacLuhan d’annata, la sempiterna Jane Jacobs e l’assiduo Guy Debord, convitato di pietra che arriva per primo e, muto come un pesce, non se ne va neanche morto. Ma questo non è che l’inizio: restano ancora molti altri autori, una piccola folla di architetti, artisti, intellettuali e agitatori di varia natura che animano, da protagonisti o come fuggevoli comparse, il palcoscenico della cultura contemporanea.

Giovanni Corbellini, Ex libris. Sedici parole chiave dell'architettura contemporanea, 2007