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12/17/2010

Architettura Low Cost / Low Tech

è uscito in due edizioni, italiana e francese, il libro

Architettura Low Cost Low Tech, Sassi editore
Architecture Low Cost Low Tech, Editions Actes Sud


recensioni e informazioni su:
Actes Sud (www.actes-sud.fr/catalogue/resultats?field_ref_coll_nid=3616) 











progetti di
A12 (Genova Milano)
Adamo Faiden (Buenos Aires)
Alejandro Aravena (Santiago de Chile)
Atelier Tekuto (Tokyo)
David Atkinson (Palo Alto)
Charles Barclay (London)
Davidson Rafailidis (Berlin)
Shuhei Endo (Osaka)
FARE Studio (Roma)
Bostjan Gabrijelcic, Peter Gabrijelcic (Ljubljana)
Vicente Guallart (Barcelona)
Rabih Hage (London)
Interboro (New York)
Junya Ishigami (Tokyo) 
JPRCR arquitectos (Caracas)
Totan Kuzembaev (Moscow)
Lacaton et Vassal (Paris)
David Mastálka/ A1Architects (Praha)
MOS (New Haven, CT)
Plan B (Medellìn)
Arne Quinze (Bruxelles)
Sanei Hopkins (London)


11/17/2008

Architetture vegetali e l’esperienza del workshop Costruire natura_le

..
Milano, 18 novembre 2008





Corso “Arte e paesaggio”
Ciclo di incontri ottobre-novembre 2008
V.le D’Annunzio 15 , Milano


18 novembre 2008
Arch. Alessandro Rocca
“Architetture vegetali e l’esperienza del workshop Costruire natura_le”


Breve profilo del relatore
Alessandro Rocca, critico, docente e architetto, segue da vicino i fenomeni di trasformazione dell’ambiente urbano e del paesaggio, temi che ha trattato in una serie di libri, articoli e saggi pubblicati su riviste e libri italiani e stranieri, e con partecipazioni a seminari e convegni in Italia e all’estero. Insegna progettazione architetonica presso il Politecnico di Milano e Architettura del paesaggio presso l’università di Ferrara.
Nel 2007 e nel 2008 ha realizzato (con Marco Navarra) il workshop “Costruire natura_le” a San Michele di Ganzaria (Catania), seminario di costruzione istantanea in cui si sono realizzate una serie di opere effimere utilizzando solamente materiali naturali reperiti in loco e con laboratori multimediali: arte naturale, video, fotografia, comunicazione, web design.
Nel 2006 ha fatto parte del comitato scientifico e dell’organizzazione, per il Politecnico di Milano, del workshop internazionale di progettazione “Taorminaland” nel corso del quale una settantina di studenti di architettura, guidati da docenti italiani e stranieri, ha prodotto otto proposte progettuali per la riforma del territorio di Taormina e Giardini Naxos, pubblicamente presentate alla cittadinanza, con una mostra e una discussione aperta, il 10 settembre 2006 nel palazzo dei congressi di Taormina. Collabora regolarmente con la rivista “Interni”.


Bibliografia
Alessandro Rocca (a cura di), Costruire naturale, lettera 22, 2008.
Alessandro Rocca (a cura di), Gilles Clément. Nove giardini planetari, 22publishing, 2007.
Alessandro Rocca, Architettura naturale, 22publishing, 2006.
Alessandro Rocca, Natura artificialis. Il progetto dell’ambiente e l’architettura del paesaggio, Clup, 2003.


Per informazioni: info@verdisegni.org

7/17/2008

siracusa, 28 luglio 2008




esce il tabloid del picnic "Costruire naturale"


un workshop in mezzo
alla campagna siciliana
con artisti, architetti
e comunicatori a lavorare insieme
un'esperienza memorabile
in un paesaggio violento
quattro giorni di duro lavoro collettivo
e poi via, tutti all'aeroporto
il tabloid serve per raccontare
questa storia a chi non c'era
un diario veloce composto in presa diretta
durante il workshop
dal gruppo di picPapers

10/25/2007

Gilles Clément, Nove giardini planetari

02.11.2007


Esce in libreria il volume dedicato ai progetti del paesaggista francese Gilles Clément

2/28/2007

presentazione del libro

Architettura naturale, di Giovanni Corbellini

Alessandro Rocca
"Architettura naturale"
22 publishing, Milano 2006
pp. 215, € 22

"È ormai qualche tempo che scambiando opinioni con altri architetti della mia generazione emerge diffusa la sensazione di trovarsi di fronte a una situazione di stallo, come se nessuno, celebri star o esordienti rampanti, fosse più in grado di produrre qualcosa di veramente significativo. Può darsi che si tratti del disincanto fisiologico di chi, avvicinandosi alla mezza età, non riesce a provare le emozioni delle prime scoperte, ma è anche vero che mostre, libri, riviste e sopralluoghi ci restituiscono un mainstream internazionale tanto ansioso di darsi una immagine sperimentale e trasgressiva quanto, in definitiva, incapace di deviazioni sulfuree o, semplicemente, di una reale capacità di tagliare angoli e meandri delle pratiche consolidate e produrre visioni innovative.

Alcuni tra i più giovani sembrano voler reagire a questa situazione riproponendo l'ennesimo ritorno a ipotesi autonomiste, ai fondamentali dell'architettura. Un tentativo quantomeno prematuro, vanificato nelle sue intenzioni rivoluzionarie dalla similitudine con i colpi di coda delle retroguardie, e, di fatto, così abusato da confermare la percezione di una disciplina avvitata in una sterile coazione a ripetere. Con maggiore freschezza, altri provano viceversa a sondare mondi paralleli, anche marginali, nei quali cercare una possibile rigenerazione del nostro sguardo, se non delle nostre attitudini progettuali. Un obiettivo che la 22 publishing, nuova casa editrice milanese, intende perseguire fin dalla sua prima proposta. Il titolo del bel libro di Alessandro Rocca, Architettura naturale, assume a questo proposito un significato programmatico, che va al di là della referenzialità diretta con i materiali in esso presentati.

La raccolta di una serie di opere e installazioni a cavallo tra arte, architettura e paesaggio, in diverso modo connesse a una manipolazione leggera di "oggetti trovati" nella e della natura, fa qui da sfondo alla ricerca di una maggiore "naturalezza" del gesto progettuale, della sua necessità. Nell'ampia sequenza di immagini e di brevi commenti relativi a lavori anche molto recenti spicca infatti il capitolo dedicato alla mostra di Bernard Rudofsky sull'Architettura senza architetti, tenutasi al MoMA nel 1964 e dedicata a illustrare esempi di edilizia prodotta direttamente dai suoi utilizzatori, soprattutto presso culture strettamente legate ai propri territori. La connessione diretta tra modi di vita, risorse disponibili e prestazioni funzionali che contraddistingue quelle realizzazioni assume per gli architetti -sostiene l'autore- il medesimo ruolo che hanno avuto silos, piroscafi, aeroplani e automobili per Le Corbusier, o -potremmo aggiungere- della strip di Las Vegas per Venturi: un invito, cioè, a spogliarsi delle sovrastrutture discipinari e guardare la realtà con attenzione ai processi che la producono.

Al contrario delle strutture indagate da Rudofsky, gli interventi raccontati da Alessandro Rocca sono tutto fuorché spontanei. Il loro interesse sta nel complesso intreccio di questioni e strumenti che sovrintende alla loro palese semplicità, nel trasferimento di modalità di approccio tra mondi differenti e nella loro sovrapposizione. La sensibilità climatica dell'Ice Pavilion di Olafur Eliasson si alterna alla differenziazione dei microclimi sperimentata da N Architects nella loro installazione al PS1 a New York. Le macchine per guardare di Ex.Studio o di Chris Drury (le cui Cloud Chamber utilizzano il principio della camera oscura) attivano specifiche condizioni paesaggistiche che danno luogo a sottolineature simboliche nei Cannocchiali estimativi di Giuliano Mauri, collocati a cavallo del Neisse tra Germania e Polonia. Analoghi effetti ottici sono rintracciabili nelle installazioni di Mikel Hansen o nella Waterhouse di Nils Udo. Ancora Giuliano Mauri usa materiale vivente nella sua Cattedrale vegetale, e come lui Marcel Kalberer nelle Sanfte Strukturen e David Nash nell'Ash Dome. Gli stessi autori e gli altri presenti nel volume impiegano largamente materiali il più delle volte reperiti in sito -acqua, pietre, ciottoli, paglia, rami, tronchi di alberi caduti- e tecniche tutt'altro che sofisticate, basate sull'autocostruzione e spesso sulla partecipazione di vasti gruppi di volontari.

Caratteristiche materiali e costruttive che istituiscono un rapporto sensibile, interattivo con luoghi e tempi, disponibile ad accogliere eventi ed incidenti in forme transitorie e temporanee. Un approccio che il mondo dell'arte definisce con la formula site specific, fatto dell'interpretazione delle potenzialità locali, dell'incontro tra quello che si trova sul posto e uno sguardo altro.

Leggendo il libro e ragionando sulle sfide progettuali lanciate dall'insieme dei suoi contenuti, mi è venuta in mente la famosa incisione di Claude-Nicolas Ledoux con la casa delle guardie campestri nel castello di Maupertuis. La sfera edificata che campeggia al centro dell'immagine è posta all'interno di uno scavo, operazione che ne sottolinea la prepotente autonomia. Quasi invisibile, sul lato sinistro dell'inquadratura, sorge una specie di "capanna primitiva" fatta di rami e di frasche, probabilmente costruita dal pastore che è lì davanti con il suo gregge. Da una parte un programmatico distacco dalla natura o, in altri termini, la raffigurazione della volontà di dominarla, dall'altra una più amichevole forma di adattamento alle occasioni contingenti. Sebbene la similitudine morfologica e materiale con il secondo approccio risulti subito evidente, le "architetture naturali" di Rocca condividono con la sfera di Ledoux più di un aspetto: esprimono specifiche e sofisticate intenzioni progettuali, descrivono e rappresentano modi contemporanei di interpretare la trasformazione ambientale, evitano di legarsi a particolari necessità funzionali, attivano contrasti quasi surrealisti con i territori nei quali vengono realizzate. Architetture a bassa tecnologia ma ad alto contenuto concettuale, le cui paradossali strategie insediative indagano l'ambiguo e indefinibile confine tra artificio e natura, parlandoci così con particolare efficacia della natura dell'artificio".

Giovanni Corbellini
Arch'it

2/22/2007