Showing posts with label paesaggio. Show all posts
Showing posts with label paesaggio. Show all posts

7/03/2012

Workshop Giardino dei Giusti


WORKSHOP INTERNAZIONALE DI PROGETTAZIONE PAESAGGISTICA

Per ripensare il Giardino dei Giusti di Milano

Il Giardino dei Giusti di tutto il Mondo a Milano esiste dal 2003, alle pendici della collina del Monte Stella, il parco costruito nel dopoguerra da Pietro Bottoni utilizzando le macerie dei bombardamenti. Oggi ospita 22 alberi, dedicati a donne e uomini che hanno saputo opporsi ai genocidi e ai totalitarismi.
Foto di Gariwo
Foto di Gariwo

Dal 2008 è gestito dall'Associazione per il Giardino dei Giusti, formata dal Comune di Milano, dall'Unione delle Comunità ebraiche e da Gariwo, la foresta dei Giusti. Oggi  si sente la necessità di trasformare il Giardino in uno spazio di maggiore importanza architettonica e paesaggistica.

Ora 30 giovani architetti sono chiamati a una sfida affascinante: ripensare lo spazio del Giardino dei Giusti di tutto il mondo a Milano, sul Monte Stella, partecipando ad un workshop internazionale.

Modalità di partecipazione
Il workshop prevede la partecipazione di trenta progettisti, studenti, laureandi e neolaureati in architettura, architettura del paesaggio e industrial design, ed è aperto a candidati di qualunque nazionalità e provenienza. - Il workshop si svolge dal 13 al 21 settembre 2012 negli spazi della scuola di Architettura e società.
Le lingue ufficiali sono l’italiano e l’inglese.
- Chi intende partecipare al workshop deve inviare un curriculum dettagliato a: giardinodeigiusti@gmail.com, entro il 10 luglio 2012.
- La selezione avviene in base al curriculum, La lista degli ammessi sarà comunicata a tutti i candidati entro il 15 luglio 2012.
- La partecipazione è gratuita, con un contributo di 30 euro per spese di segreteria.

Comitato scientifico

Lorenzo Consalez (Scuola di Architettura e società, dip. Diap)
Gabriele Nissim (scrittore, presidente Gariwo)
Alessandro Rocca (Scuola di Architettura e società, dip. Diap)
Gianni Scudo (vicepreside Scuola di Architettura e società, dip. Best)
Stefano Valabrega (architetto, Gariwo)

Open Lecture
Francesco Bonami (critico d’arte, Milano – New York)
Neil Porter (Gustafson Porter Landscape Archtecture, Londra)
Gabriele Nissim (scrittore, presidente Gariwo)
Vittorio Emanuele Parsi (Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano)

Visiting Professor
Marco Bay (architetto del paesaggio)
Davide Dong Sub Bertin (Yellow Office)
Giancarlo Floridi (Politecnico di Milano)
Antonio Perazzi (architetto del paesaggio)

Docenti
Lorenzo Consalez (Politecnico di Milano)
Alessandro Rocca (Politecnico di Milano)
Antonio Ferrante (agronomo, Università Statale di Milano)
Stefano Laffi (sociologo, Università della Bicocca)

Coordinamento
Maria Feller (mari907@hotmail.com)
Giancarlo Zambù (uni.gianca@googlemail.com)
Efisia Cipolloni (vicepresidenza, Scuola di Architettura e società)
Tutor
Alessandro Altini, Ettore Bergamasco, Marta Geroldi, Camilla Vecchi


Locandina

4/23/2012

Il paesaggio di Fitzcarraldo


FORMAZIONE

CORSI BREVI

RICONOSCERE ED ELABORARE LE RISORSE PER IL PAESAGGIO E LO SVILUPPO LOCALE

Area paesaggio
Ameno (NO), 11, 12 e 13 maggio 2012
www.landscapefor.eu


La collaborazione con AsiloBianco, osservatorio permanente sulla cultura contemporanea fondato dall'artista Enrica Borghi, consente di organizzare questo interessante seminario che comprende momenti di discussione e riflessione a Palazzo Tornielli, e momenti itineranti en plein air (passeggiate e tour in battello) ad Ameno e sul lago d'Orta, in cui si discute con i partecipanti l'esperienza di indagine e restituzione delle riflessioni ed emozioni generate dal paesaggio. Il workshop è integrato dal convegno pubblico "L'occhio, l'orecchio, la bocca, il piede: strumenti per il paesaggio" che lancerà le tematiche che saranno approfondite successivamente dai partecipanti insieme ai relatori.
Obiettivi didattici
Obiettivo dell'iniziativa è rimuovere la separazione tra indagine "scientifica" ed esperienza diretta "estetica" del paesaggio, per iniziare a prendere consapevolezza delle componenti emozionali e della cultura profonda che ci muovono sottotraccia nelle scelte che il buon senso comune del paesaggio ci suggerisce, e che influenzano in modo incontrollato i decisori, gli investimenti, i piani regolatori, le tutele e le disattenzioni.
Programma
Scarica il programma
Docenti
Il workshop è cooordinato dall'Arch. Paolo Castelnovi, docente presso il Politecnico di Torino, si interessa da molti anni alle relazioni tra progetto, piano per lo sviluppo locale e paesaggio, sia nel dibattito teorico che in esperienze dirette, in parte riprese nel sito www.landscapefor.eu.
I relatori che interverranno:
Giuseppe Anzani - Docente all'Università di Napoli Federico II e autore di Paesaggi sonori
Armando Barp - Docente all'Università IUAV di Venezia e autore di Spazi per camminare
Laura Cantarella - Fotografa, Docente al Politecnico Torino e autrice di Hypercatalunya
Davide Porporato - Ricercatore all'Università del Piemonte Orientale
Alessandro Rocca - Architetto e ricercatore al Politecnico di Milano, autore di Architettura naturale
Costo
Quota di partecipazione al seminario a 290 € + iva.
Il costo include l'apericena di venerdì e il pernottamento di venerdì e sabato.
Iscrizioni
Per iscriversi è necessario compilare il modulo di iscrizione on line.
Per partecipare alle altre iniziative del percorso di alta formazione "Paesaggio utile" visita questa pagina.

Informazioni
Annalisa Regis
Fondazione Fitzcarraldo
tel. + 39 011 5683365
training@fitzcarraldo.it

1/11/2011

Paesaggi mirati, Ameno, il 22 gennaio 2010

sabato 22 gennaio 2011 dalle ore 10 alle ore 14
Spazio museale di palazzo Tornielli – Ameno (Novara)

PAESAGGI MIRATI
Un incontro sul progetto del paesaggio, dai giardini dell’800 alle strategie site specific


L’associazione culturale Asilo Bianco, in collaborazione con DA-A Architetti, nell’ambito del progetto multidisciplinare “Ai Confini del Regno”, promuove il convegno-seminario Paesaggi Mirati, sabato 22 gennaio ad Ameno (No) nelle sale di Palazzo Tornielli.

9/14/2010

Paesaggio come me

.


Verona, 17 settembre 2010, Abitare il tempo
Aldo Cibic, Anna Scaravella, Marco Bay e Marco Ferreri tra design e paesaggio


.

1/07/2009

Parchi e fiumi. Il paesaggio naturale del territorio milanese

Milano, 10 dicembre 2008


è in libreria
PARCHI E FIUMI
Il paesaggio naturale del territorio milanese


a cura di
Alessandro Rocca
AIM - Abitare Segesta Cataloghi, RCS, Milano 2008



Un viaggio intorno a Milano alla scoperta di paesaggi antichi e moderni, tutti profondamente contaminati dall'opera dell'uomo, dall'ingegno e dagli sprechi, dall'avidità e dalla generosità, dal lavoro e dall'abbandono.


I parchi fluviali
Milano è città d'acqua. Il suo territorio è compreso tra i parchi del Ticino e dell'Adda, è attraversato da altri fiumi e torrenti più o meno importanti, come il Lambro, il Seveso e l'Olona, ed è solcato dalla rete dei navigli.


Altopiani, brughiere e foreste
Verso nord i paesaggi mutano. Dal limite di Milano nasce il parco delle Groane, che risale la pianura come una sezione attraverso il territorio. A oriente, le colline brianzole offrono panorami bucolici in cui si alternano campi coltivati, boschi e ville patrizie, mentre a ovest i boschi riconquistano le terre coltivate.


Nella città diffusa
Salvataggi, recuperi e memorie d'altri tempi. Nella città diffusa dell'hinterland milanese le piccole realtà dei parchi locali si alternano ai grandi parchi storici, come Monza, e contemporanei, come il parco Nord, in una sequenza di spazi naturali che domani potrebbero formare un sistema continuo, dal Ticino all'Adda. Il luogo emblematico è il bosco di querce di Seveso e Meda, risarcimento al disastro ecologico dell'Icmesa, del lontano 1976.


Il parco agricolo, il sud irriguo
Nella pianura del parco Sud milanese, le oasi rappresentano un patrimonio piccolo, dal punto di vista delle quantità, ma straordinariamente significativo. Le oasi sono radici e ali, reperti artificiali di un passato ancestrale e frammenti preziosi di un futuro umanamente sostenibile.

10/25/2007

Gilles Clément, Nove giardini planetari

02.11.2007


Esce in libreria il volume dedicato ai progetti del paesaggista francese Gilles Clément

3/26/2007

il Parco lineare di Nembro

Il parco lineare di Nembro (Bergamo) è un progetto di DAP studio, Paola Giaconia e Alessandro Rocca, che hanno vinto il concorso indetto dall’amministrazione comunale nel 2004. Il parco si inserisce in un contesto di aree densamente urbanizzate, insediamenti industriali, infrastrutture viarie di importanza provinciale e regionale. Un territorio che, nonostante la presenza di elementi naturali di grande rilievo, come il fiume Serio, fino a oggi è stato urbanizzato e attrezzato senza alcuna preoccupazione di carattere paesaggistico e ambientale. Quindi sono state proprio la complessità e il deficit ambientale ad aver reso la realizzazione della pista una necessità primaria per la sicurezza degli abitanti e per la vivibilità dei luoghi, che oggi sono letteralmente assediati da un traffico automobilistico intenso e costante. 






Il tracciato ha lo scopo primario di collegare la città di Nembro, importante centro industriale della val Seriana, al piccolo nucleo di Gavarno, frazione che si trova da tempo in condizioni di difficile accessibilità ciclopedonale.
Due sono gli obiettivi principali della nuova pista ciclabile: da una parte il collegamento con Nembro, che farà della nuova pista una via di comunicazione utilissima e importante per il collegamento tra Gavarno e Nembro, una modalità sostenibile e sicura, alternativa a quella automobilistica, veloce, abitudinaria e utilitaria. Il secondo obiettivo è la riqualificazione di un area fortemente degradata e gravemente compromessa da numerose presenze a forte impatto ambientale, attraverso la creazione di una nuova entità paesaggistica, un corridoio ecologico che si sviluppa insieme alla pista trasformando la piccola valle del Gavarnia, e la passeggiata lunga la riva del fiume Serio, in un ambiente rigenerato con una impronta peculiare e, nello stesso tempo, organicamente partecipe dell’ecosistema della val Seriana.
La pista ciclopedonale intercetta, lungo il tracciato, una successione di aree chiaramente identificate - per forma, materiali e attrezzature - dedicate al tempo libero e ad attività sportive compatibili con i nuovi equilibri ambientali. 

Progetto paesaggistico di DAP Studio, Paola Giaconia, Alessandro Rocca

Parco lineare di Nembro: il nuovo ponte ciclopedonale sul fiume Serio
Tutti gli elementi del progetto sono organizzati con l’obiettivo di costruire un nuovo sistema paesaggistico: il flusso ininterrotto della pista ciclabile diventa l’arteria che, scorrendo insieme al Gavarnia e al Serio, genera una sequenza di nuovi paesaggi. Il collegamento con Nembro, che rappresenta l’obiettivo primario della nuova pista ciclabile, si ottiene scavalcando la strada provinciale con una passerella sospesa, architettura aerea di dimensioni relativamente ridotte che però segna con forza, lungo il percorso del fiume, la presenza della frazione e l’innesto nel Serio del torrente Gavarnia. 
Il superamento del Serio avviene grazie a un nuovo ponte strallato, un elemento monumentale importante che connette il nuovo percorso alla viabilità pedonale e ciclabile locale, e rafforza la connessione tra Nembro e il sistema cicloturistico che risale la valle del Serio. In questo punto la connessione tra le due rive del Serio ha valore strategico, collegando due nuovi ambiti paesaggistici: sulla riva di Gavarno la pista ciclabile genera una serie di interventi di riqualificazione della riva, terrazzamenti e discese all’acqua, che invitano ad avvicinarsi e a sostare sull’acqua. Sulla riva di Nembro il nuovo ponte si connette direttamente al nuovo parco. Le due rive si troveranno quindi strettamente congiunte in un unico sistema verde che potrebbe diventare una risorsa d’eccezione per un’intera sezione della val Seriana.


Parco lineare di Nembro: la pista lascia il Serio per raggiungere la frazione di Gavarno


il parco della martesana

2/28/2007

Architettura naturale, di Giovanni Corbellini

Alessandro Rocca
"Architettura naturale"
22 publishing, Milano 2006
pp. 215, € 22

"È ormai qualche tempo che scambiando opinioni con altri architetti della mia generazione emerge diffusa la sensazione di trovarsi di fronte a una situazione di stallo, come se nessuno, celebri star o esordienti rampanti, fosse più in grado di produrre qualcosa di veramente significativo. Può darsi che si tratti del disincanto fisiologico di chi, avvicinandosi alla mezza età, non riesce a provare le emozioni delle prime scoperte, ma è anche vero che mostre, libri, riviste e sopralluoghi ci restituiscono un mainstream internazionale tanto ansioso di darsi una immagine sperimentale e trasgressiva quanto, in definitiva, incapace di deviazioni sulfuree o, semplicemente, di una reale capacità di tagliare angoli e meandri delle pratiche consolidate e produrre visioni innovative.

Alcuni tra i più giovani sembrano voler reagire a questa situazione riproponendo l'ennesimo ritorno a ipotesi autonomiste, ai fondamentali dell'architettura. Un tentativo quantomeno prematuro, vanificato nelle sue intenzioni rivoluzionarie dalla similitudine con i colpi di coda delle retroguardie, e, di fatto, così abusato da confermare la percezione di una disciplina avvitata in una sterile coazione a ripetere. Con maggiore freschezza, altri provano viceversa a sondare mondi paralleli, anche marginali, nei quali cercare una possibile rigenerazione del nostro sguardo, se non delle nostre attitudini progettuali. Un obiettivo che la 22 publishing, nuova casa editrice milanese, intende perseguire fin dalla sua prima proposta. Il titolo del bel libro di Alessandro Rocca, Architettura naturale, assume a questo proposito un significato programmatico, che va al di là della referenzialità diretta con i materiali in esso presentati.

La raccolta di una serie di opere e installazioni a cavallo tra arte, architettura e paesaggio, in diverso modo connesse a una manipolazione leggera di "oggetti trovati" nella e della natura, fa qui da sfondo alla ricerca di una maggiore "naturalezza" del gesto progettuale, della sua necessità. Nell'ampia sequenza di immagini e di brevi commenti relativi a lavori anche molto recenti spicca infatti il capitolo dedicato alla mostra di Bernard Rudofsky sull'Architettura senza architetti, tenutasi al MoMA nel 1964 e dedicata a illustrare esempi di edilizia prodotta direttamente dai suoi utilizzatori, soprattutto presso culture strettamente legate ai propri territori. La connessione diretta tra modi di vita, risorse disponibili e prestazioni funzionali che contraddistingue quelle realizzazioni assume per gli architetti -sostiene l'autore- il medesimo ruolo che hanno avuto silos, piroscafi, aeroplani e automobili per Le Corbusier, o -potremmo aggiungere- della strip di Las Vegas per Venturi: un invito, cioè, a spogliarsi delle sovrastrutture discipinari e guardare la realtà con attenzione ai processi che la producono.

Al contrario delle strutture indagate da Rudofsky, gli interventi raccontati da Alessandro Rocca sono tutto fuorché spontanei. Il loro interesse sta nel complesso intreccio di questioni e strumenti che sovrintende alla loro palese semplicità, nel trasferimento di modalità di approccio tra mondi differenti e nella loro sovrapposizione. La sensibilità climatica dell'Ice Pavilion di Olafur Eliasson si alterna alla differenziazione dei microclimi sperimentata da N Architects nella loro installazione al PS1 a New York. Le macchine per guardare di Ex.Studio o di Chris Drury (le cui Cloud Chamber utilizzano il principio della camera oscura) attivano specifiche condizioni paesaggistiche che danno luogo a sottolineature simboliche nei Cannocchiali estimativi di Giuliano Mauri, collocati a cavallo del Neisse tra Germania e Polonia. Analoghi effetti ottici sono rintracciabili nelle installazioni di Mikel Hansen o nella Waterhouse di Nils Udo. Ancora Giuliano Mauri usa materiale vivente nella sua Cattedrale vegetale, e come lui Marcel Kalberer nelle Sanfte Strukturen e David Nash nell'Ash Dome. Gli stessi autori e gli altri presenti nel volume impiegano largamente materiali il più delle volte reperiti in sito -acqua, pietre, ciottoli, paglia, rami, tronchi di alberi caduti- e tecniche tutt'altro che sofisticate, basate sull'autocostruzione e spesso sulla partecipazione di vasti gruppi di volontari.

Caratteristiche materiali e costruttive che istituiscono un rapporto sensibile, interattivo con luoghi e tempi, disponibile ad accogliere eventi ed incidenti in forme transitorie e temporanee. Un approccio che il mondo dell'arte definisce con la formula site specific, fatto dell'interpretazione delle potenzialità locali, dell'incontro tra quello che si trova sul posto e uno sguardo altro.

Leggendo il libro e ragionando sulle sfide progettuali lanciate dall'insieme dei suoi contenuti, mi è venuta in mente la famosa incisione di Claude-Nicolas Ledoux con la casa delle guardie campestri nel castello di Maupertuis. La sfera edificata che campeggia al centro dell'immagine è posta all'interno di uno scavo, operazione che ne sottolinea la prepotente autonomia. Quasi invisibile, sul lato sinistro dell'inquadratura, sorge una specie di "capanna primitiva" fatta di rami e di frasche, probabilmente costruita dal pastore che è lì davanti con il suo gregge. Da una parte un programmatico distacco dalla natura o, in altri termini, la raffigurazione della volontà di dominarla, dall'altra una più amichevole forma di adattamento alle occasioni contingenti. Sebbene la similitudine morfologica e materiale con il secondo approccio risulti subito evidente, le "architetture naturali" di Rocca condividono con la sfera di Ledoux più di un aspetto: esprimono specifiche e sofisticate intenzioni progettuali, descrivono e rappresentano modi contemporanei di interpretare la trasformazione ambientale, evitano di legarsi a particolari necessità funzionali, attivano contrasti quasi surrealisti con i territori nei quali vengono realizzate. Architetture a bassa tecnologia ma ad alto contenuto concettuale, le cui paradossali strategie insediative indagano l'ambiguo e indefinibile confine tra artificio e natura, parlandoci così con particolare efficacia della natura dell'artificio".

Giovanni Corbellini
Arch'it

2/21/2007

Gilles Clément a Bergamo

Dal 26 febbraio al 2 marzo il paesaggista francese Gilles Clément sarà a Bergamo, per lavorare con gli architetti Attilio Gobbi e Alessandro Rocca al progetto di un nuovo parco in località Gleno.

"Gilles Clément : parchi urbani, paesaggi in movimento"
Mercoledì 28 febbraio 2007 ore 18.00

Il prossimo 28 febbraio alle ore 18.00, presso lo Spazio ParolaImmagine della Gamec si terrà una conferenza del noto paesaggista Gilles Clément nella quale illustrerà alcune sue recenti realizzazioni e il metodo del suo lavoro.

Gilles Clément è stato recentemente invitato a far parte del team di progettazione del “Nuovo Gleno”, un progetto urbano complesso e importante commissionato dalla Fondazione Maria Ausiliatrice ONLUS, e destinato non solo a realizzare una nuova residenza per persone anziane ma anche a riqualificare una delle zone oggi meno nobili della città. Il team, composto dagli architetti Attilio Gobbi, Massimo Facchinetti e Bruno Gritti e da un nutrito gruppo di specialisti, ha recentemente esposto alla città un progetto urbanistico preliminare che prevede, tra l’altro, la realizzazione di un nuovo parco urbano di grande dimensione – circa 3 ettari – di forma autonoma e regolare, integrato nel sistema complessivo di sostenibilità del nuovo quartiere.

Gilles Clément (1943) paesaggista, ingegnere agronomo, botanico, entomologo, scrittore, ha influenzato con le proprie teorie e con le proprie realizzazioni un’intera generazione di paesaggisti europei. Insegnante presso la ENSP (Ecole national supérieure du paysage) di Versailles, ha pubblicato tra l’altro Le jardin en mouvement (1994), Le jardin planétaire planétaire (catalogo della mostra alla Villette di Parigi, 1999), La sagesse du jardinier (2004), e due romanzi, Thomas et le Voyageur (1997) e La dernière pierre (1999). In Italia, il suo lavoro è stato approfonditamente trattato su “Domus”, “Lotus”, “Navigator” e altre riviste, ha pubblicato il libro Manifesto del terzo paesaggio (Quodlibet, 2005) ed ha in corso di stampa un nuovo libro, Sette giardini planetari (22publishing, 2007) che presenta le sue realizzazioni più importanti, tra cui: il celebre Parc André Citroën e il nuovo parco di Quai Branly a Parigi, i giardini ultramoderni della Grande Arche alla Défense e André Matisse, a Lille, gli interventi nei parchi storici di Blois e di Valloires. Gilles Clément, con il concetto di “terzo paesaggio”, ha mostrato come la biodiversità si annida in luoghi impensati (margini delle strade, aree abbandonate), mentre con lo slogan del “giardino in movimento” ha raccolto una serie di strategie minime per creare giardini lasciando fare alla natura. Il terzo concetto guida è il “giardino planetario”, esemplificato in una mostra di successo alla Grande Halle della Villette (1999), che è una visione dell’intero pianeta come di un ambiente ecologico unitario, un sistema interdipendente in cui tutti siamo ospiti attivi e passivi, e in cui tutti i nostri gesti si ripercuotono nell’armonia, o nella dissonanza, dell’insieme. Fondato su una straordinaria rielaborazione delle tematiche ecologiche e biologiche e sull’invenzione di una progettualità assolutamente originale, il lavoro di Clément rappresenta in questo momento un contributo essenziale all’aggiornamento e allo sviluppo di una nuova maniera di pensare e di progettare l’ambiente in cui viviamo.
.