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Il padiglione italiano alla biennale è un po’ come la nazionale di calcio, bene o male ci rappresenta tutti e d’altronde è un’occasione di riflessione collettiva che, se non scade nel regolamento di conti, può essere utile e interessante per tutti.
Mi sembra che, per quanto riguarda l’impostazione delle singole mostre dei padiglioni nazionali, ci siano due o tre regolette che garantiscono comunque un approccio interessante, regole non sufficienti però utili e forse necessarie per operare con trasparenza ed efficacia.
Provo a sintetizzarle in tre punti:
1. Ci vuole un tema preciso, problematico, interessante, glocal (più l’ambito è ristretto e meglio è), cioè importante sia sul piano particolare che generale;
2. Ci vuole un rapporto chiaro tra il curatore, che è una figura di tramite tra i doveri istituzionali e la fase progettuale, gli operatori, gli “ospiti” (spesso è uno solo, come furono Arata Isozaki, Kazuyo Sejima e Junya Ishigami, autori, per il Giappone, di magnifiche installazioni) che, seguendo le linee tratteggiate dal curatore, ne danno una lettura personale, autoriale, fortemente orientata;
3. La mostra è una testimonianza di qualcosa di molto specifico (progetti, ricerche, inchieste) che può presentarsi come una proposizione originale, nuova e provocatoria che punta a rinnovare la cultura architettonica.
Proviamo a specchiare queste regolette nel loro contrario:
1. Un tema indistinto, generico, autoreferenziale, provinciale, slegato da qualsiasi problema reale. Ipotesi che si biforca in due strade alternative ugualmente negative: un tema contenitore, finto, oppure molti temi, troppi, in modo che tutti ci possano trovare qualcosa che, più o meno indirettamente, li riguarda. Di solito il risultato oscilla tra i due estremi del caos ambiguo e poco comprensibile e dell’elencazione di sapore burocratico. Qualche volta si riesce a ottenere i due effetti opposti contemporaneamente, con un gioco di prestigio, un compromesso impossibile tipicamente italiano.
2. Il curatore distribuisce ruoli e responsabilità in una pletora di referenti in un sistema molto complicato. L’unica cosa sicura è la confusione tra curatori e autori e il prevalere della burocrazia più o meno storiografica (elenchi, raccolte di documenti, retrospettive, approfondimenti, di subordinata in subordinata…) sul progetto.
3. La mostra assume come tema il paese che rappresenta: passato, presente e futuro, collegati e gerarchizzati a seconda delle circostanze. E’ una scelta che molti curatori fanno mossi da due ragioni, o perché non hanno niente da dire oppure perché non possono dire niente. Il risultato, almeno secondo i miei ricordi, è sempre una soporifera documentazione di cose mediocri.
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5/10/2010
3/26/2007
il Parco lineare di Nembro
Il parco lineare di Nembro (Bergamo) è un progetto di DAP studio, Paola Giaconia e Alessandro Rocca, che hanno vinto il concorso indetto dall’amministrazione comunale nel 2004. Il parco si inserisce in un contesto di aree densamente urbanizzate, insediamenti industriali, infrastrutture viarie di importanza provinciale e regionale. Un territorio che, nonostante la presenza di elementi naturali di grande rilievo, come il fiume Serio, fino a oggi è stato urbanizzato e attrezzato senza alcuna preoccupazione di carattere paesaggistico e ambientale. Quindi sono state proprio la complessità e il deficit ambientale ad aver reso la realizzazione della pista una necessità primaria per la sicurezza degli abitanti e per la vivibilità dei luoghi, che oggi sono letteralmente assediati da un traffico automobilistico intenso e costante.

Il tracciato ha lo scopo primario di collegare la città di Nembro, importante centro industriale della val Seriana, al piccolo nucleo di Gavarno, frazione che si trova da tempo in condizioni di difficile accessibilità ciclopedonale.
Due sono gli obiettivi principali della nuova pista ciclabile: da una parte il collegamento con Nembro, che farà della nuova pista una via di comunicazione utilissima e importante per il collegamento tra Gavarno e Nembro, una modalità sostenibile e sicura, alternativa a quella automobilistica, veloce, abitudinaria e utilitaria. Il secondo obiettivo è la riqualificazione di un area fortemente degradata e gravemente compromessa da numerose presenze a forte impatto ambientale, attraverso la creazione di una nuova entità paesaggistica, un corridoio ecologico che si sviluppa insieme alla pista trasformando la piccola valle del Gavarnia, e la passeggiata lunga la riva del fiume Serio, in un ambiente rigenerato con una impronta peculiare e, nello stesso tempo, organicamente partecipe dell’ecosistema della val Seriana.
La pista ciclopedonale intercetta, lungo il tracciato, una successione di aree chiaramente identificate - per forma, materiali e attrezzature - dedicate al tempo libero e ad attività sportive compatibili con i nuovi equilibri ambientali.
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| Progetto paesaggistico di DAP Studio, Paola Giaconia, Alessandro Rocca |
| Parco lineare di Nembro: il nuovo ponte ciclopedonale sul fiume Serio |
Tutti gli elementi del progetto sono organizzati con l’obiettivo di costruire un nuovo sistema paesaggistico: il flusso ininterrotto della pista ciclabile diventa l’arteria che, scorrendo insieme al Gavarnia e al Serio, genera una sequenza di nuovi paesaggi. Il collegamento con Nembro, che rappresenta l’obiettivo primario della nuova pista ciclabile, si ottiene scavalcando la strada provinciale con una passerella sospesa, architettura aerea di dimensioni relativamente ridotte che però segna con forza, lungo il percorso del fiume, la presenza della frazione e l’innesto nel Serio del torrente Gavarnia.
Il superamento del Serio avviene grazie a un nuovo ponte strallato, un elemento monumentale importante che connette il nuovo percorso alla viabilità pedonale e ciclabile locale, e rafforza la connessione tra Nembro e il sistema cicloturistico che risale la valle del Serio. In questo punto la connessione tra le due rive del Serio ha valore strategico, collegando due nuovi ambiti paesaggistici: sulla riva di Gavarno la pista ciclabile genera una serie di interventi di riqualificazione della riva, terrazzamenti e discese all’acqua, che invitano ad avvicinarsi e a sostare sull’acqua. Sulla riva di Nembro il nuovo ponte si connette direttamente al nuovo parco. Le due rive si troveranno quindi strettamente congiunte in un unico sistema verde che potrebbe diventare una risorsa d’eccezione per un’intera sezione della val Seriana.
Parco lineare di Nembro: la pista lascia il Serio per raggiungere la frazione di Gavarno |
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