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10/21/2015
12/17/2010
Architettura Low Cost / Low Tech
è uscito in due edizioni, italiana e francese, il libro
Architettura Low Cost Low Tech, Sassi editore
Architecture Low Cost Low Tech, Editions Actes Sud
recensioni e informazioni su:
"Abitare" (www.abitare.it/tips/blum/low-cost-low-tech/)
Sassi editore (www.sassieditore.it/LOWCOST/LOWCOST.html)
Actes Sud (www.actes-sud.fr/catalogue/resultats?field_ref_coll_nid=3616) progetti di
A12 (Genova Milano)
Adamo Faiden (Buenos Aires)
Alejandro Aravena (Santiago de Chile)
Atelier Tekuto (Tokyo)
David Atkinson (Palo Alto)
Charles Barclay (London)
Davidson Rafailidis (Berlin)
Davidson Rafailidis (Berlin)
Shuhei Endo (Osaka)
FARE Studio (Roma)
FARE Studio (Roma)
Bostjan Gabrijelcic, Peter Gabrijelcic (Ljubljana)
Vicente Guallart (Barcelona)
Rabih Hage (London)
Interboro (New York)
Junya Ishigami (Tokyo)
JPRCR arquitectos (Caracas)
JPRCR arquitectos (Caracas)
Totan Kuzembaev (Moscow)
Lacaton et Vassal (Paris)
David Mastálka/ A1Architects (Praha)
MOS (New Haven, CT)
MOS (New Haven, CT)
Plan B (Medellìn)
Arne Quinze (Bruxelles)
Sanei Hopkins (London)
2/22/2007
2/21/2007
Dopo le parole chiave, le lettere chiave
Mi piacciono i libri ma (non chiedetemi perché) non li leggo. L’ultimo, che (non) ho letto, è Ex libris, opera iperrealista dell’architetto Giovanni Corbellini. Il libro è geniale soprattutto perché è un non-libro che chiede, rispettoso della propria (contro) natura, di non essere letto. E io l’ho letto, incoraggiato dalle asciutte schede dell’autore, e ho preferito aggirarmi lungo gli affollati margini e all’ombra dei poscritti traendone a grandi sorsi informazioni fresche, utili memorie e accostamenti inusitati. L’estratto di titoli e autori esala a piene gote dalle pagine (gialle), e fa risuonare per l’aria una congerie di nomi esotici e illustri, di concetti audaci e nuovi, di parole d’ordine allusive e seducenti.
Avevo sottovalutato, prima di questa (non) lettura, il potere immaginifico e radiante che può avere un frammento, anche minimo, della biblioteca universale, e l’energia evocativa dei nomi e dei titoli. Tra le mille suggestioni alcune confermano, e consolidano, i libri che si sono citati con frequenza ossessiva, come lo stupendo e definitivo (titolo) Secolo breve di Hobsbawm (cognome di sonorità rara), mentre altre inseguono corrispondenze vaghe eppure potenti. Per esempio, i fortunati autori che iniziano con H emergono come una casta di privilegiati, come commercianti che hanno a disposizione un’insegna più luminosa: al citato (ineguagliabile) Hobsbawm si aggiunge il famoso Habraken, nome rauco e non dimenticabile, col suo promettente, anche se vagamente altero, The Structure of the Ordinary. Saltiamo poi i classici – l’elenco comprende la coppia d’artisti Klee & Kandinski e l’immenso Franz Kafka, il polveroso Emil Kaufmann, il tormentone Koolhaas e la pur mirabile americana Rosalind Krauss perché vogliamo giungere in fretta al clou di questa sezione, due test decisivi della sillabazione anglosassone: Kwinter, che per giunta di nome fa Stanford ed è un intellettuale avanguardista, e l’eccezionale Kwon Miwon (cognome e nome in quest’ordine), esotico esemplare di W in rima baciata. Sfiorando il mitico Huizinga, inventore di Homo Ludens, e l’ineguagliato Constant, giungiamo al vertice, molto provvisorio, della piramide olandese, con le sigle giovani e aggressive di MVRDV (giustamente ridimensionati in Mvrdv) e NLarchitects.
I nomi si susseguono a ritmo saltellante e qualche volta lasciano il passo a titoli folgoranti, terreno che vede un certo predominio della narrativa, rappresentata poco ma bene da Infinite Jest (di David Foster Wallace) e da Le correzioni (di Jonathan Franzen). Ci riporta verso l’architettura il miglior titolista di settore, Rem Koolhaas, col suo geniale Small, Medium, Large, Extralarge, abbreviato nell’acronimo tessile S, M, L, XL, e con l’ultima pseudo-rivista “Volume” che, in obbedienza alla natura provocatoria del promotore, propone un derisorio annientamento dell’architettura.
Continuando il viaggio ai margini (del testo), incontriamo altre consumate star dell’intellighenzia del novecento: J.-P. Sartre e gli aristocratici Foucault, Deleuze e Derrida (+ Baudrillard e - Barthes, assente), un Marshall MacLuhan d’annata, la sempiterna Jane Jacobs e l’assiduo Guy Debord, convitato di pietra che arriva per primo e, muto come un pesce, non se ne va neanche morto. Ma questo non è che l’inizio: restano ancora molti altri autori, una piccola folla di architetti, artisti, intellettuali e agitatori di varia natura che animano, da protagonisti o come fuggevoli comparse, il palcoscenico della cultura contemporanea.
Giovanni Corbellini, Ex libris. Sedici parole chiave dell'architettura contemporanea, 2007
Avevo sottovalutato, prima di questa (non) lettura, il potere immaginifico e radiante che può avere un frammento, anche minimo, della biblioteca universale, e l’energia evocativa dei nomi e dei titoli. Tra le mille suggestioni alcune confermano, e consolidano, i libri che si sono citati con frequenza ossessiva, come lo stupendo e definitivo (titolo) Secolo breve di Hobsbawm (cognome di sonorità rara), mentre altre inseguono corrispondenze vaghe eppure potenti. Per esempio, i fortunati autori che iniziano con H emergono come una casta di privilegiati, come commercianti che hanno a disposizione un’insegna più luminosa: al citato (ineguagliabile) Hobsbawm si aggiunge il famoso Habraken, nome rauco e non dimenticabile, col suo promettente, anche se vagamente altero, The Structure of the Ordinary. Saltiamo poi i classici – l’elenco comprende la coppia d’artisti Klee & Kandinski e l’immenso Franz Kafka, il polveroso Emil Kaufmann, il tormentone Koolhaas e la pur mirabile americana Rosalind Krauss perché vogliamo giungere in fretta al clou di questa sezione, due test decisivi della sillabazione anglosassone: Kwinter, che per giunta di nome fa Stanford ed è un intellettuale avanguardista, e l’eccezionale Kwon Miwon (cognome e nome in quest’ordine), esotico esemplare di W in rima baciata. Sfiorando il mitico Huizinga, inventore di Homo Ludens, e l’ineguagliato Constant, giungiamo al vertice, molto provvisorio, della piramide olandese, con le sigle giovani e aggressive di MVRDV (giustamente ridimensionati in Mvrdv) e NLarchitects.
I nomi si susseguono a ritmo saltellante e qualche volta lasciano il passo a titoli folgoranti, terreno che vede un certo predominio della narrativa, rappresentata poco ma bene da Infinite Jest (di David Foster Wallace) e da Le correzioni (di Jonathan Franzen). Ci riporta verso l’architettura il miglior titolista di settore, Rem Koolhaas, col suo geniale Small, Medium, Large, Extralarge, abbreviato nell’acronimo tessile S, M, L, XL, e con l’ultima pseudo-rivista “Volume” che, in obbedienza alla natura provocatoria del promotore, propone un derisorio annientamento dell’architettura.
Continuando il viaggio ai margini (del testo), incontriamo altre consumate star dell’intellighenzia del novecento: J.-P. Sartre e gli aristocratici Foucault, Deleuze e Derrida (+ Baudrillard e - Barthes, assente), un Marshall MacLuhan d’annata, la sempiterna Jane Jacobs e l’assiduo Guy Debord, convitato di pietra che arriva per primo e, muto come un pesce, non se ne va neanche morto. Ma questo non è che l’inizio: restano ancora molti altri autori, una piccola folla di architetti, artisti, intellettuali e agitatori di varia natura che animano, da protagonisti o come fuggevoli comparse, il palcoscenico della cultura contemporanea.
Giovanni Corbellini, Ex libris. Sedici parole chiave dell'architettura contemporanea, 2007
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